LIX.
MARIA FRANCA MELLANO
IN MARGINE AL CENTENARIO DELLA STATUA DELLA VERGINE SUL ROCCIAMELONE (28 AGOSTO 1999).
Con una dissertazione su IL PRIMATO DELLE VALLI DI LANZO SUL ROCCIAMELONE. APPUNTI ALPINISTICI E BIBLIOGRAFICI,
con annotazioni di BRUNO GUGLIELMOTTO-RAVET.
Pagine 48, 9 illustrazioni (1999).
Due lettere, pressoché identiche, rintracciate dall'Autrice nell'Archivio Vaticano sono spunto per una diversa
lettura della realizzazione del progetto che portò nell'agosto 1899 una statua in bronzo della Madonna a
svettare sulla cima del Rocciamelone. Quell'anno si colloca ad un quarantennio circa dalla proclamazione del Regno
d'Italia e a trent'anni dalla presa di Roma; Pio IX prima e Leone XIII poi non cessarono mai di protestare e di
reclamarne la restituzione.
Questa delicata crisi era avvertita soprattutto dai cattolici e in particolare da quanti auspicavano un superamento
della conflittualità. Analizzando l'iniziativa oltre la sua facciata esteriore e indagando su che cosa aveva
realmente mosso il suo ideatore, G. B. Ghiradi, presidente del comitato realizzatore e autore delle due lettere,
emerge che anche l'iniziativa della statua sul Rocciamelone soggiace a questa atmosfera.
La seconda parte della pubblicazione prende spunto dalla generale affermazione che il Rocciamelone appartiene storicamente
a Susa ed alla sua valle. Il fatto è avvalorato dalle numerose espressioni di pratiche di fede che datano
dal Medioevo ad oggi. Non è però così se lo si considera alpinisticamente. La parete Nord-Est,
che volge a Usseglio e alla Valle di Viù, è quella su cui sono state aperte, dalla fine dell'800
ad oggi, le più importanti vie di scalata.
Il testo ripercorre le vicende, evidenziando i forti legami tra le Valli di Lanzo e il Rocciamelone. Alcune inedite
note bibliografiche integrano la dissertazione.
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