LXXV.
GIORGIO INAUDI, DONATELLA
TAVERNA
Le màiess
dou bort di balme.
Da indumento di uso quotidiano a icona di una
identità valligiana
Con
una nota di CLAUDIO SANTACROCE su Il copòt della valle di
viù
Pagine 128, 31 illustrazioni, 52 tavv. Col. (2002).
Le màiees dou bort di Balme sono delle giacche in maglia di lana di pecora bianca, non sgrassata e di solito filata a mano, con un filo piccolo e ben ritorto, confezionata a punto legaccio con ferri molto piccoli e quindi molto fitta. La maglia è aperta sul davanti e si chiude con nastri che si legano con nodo a fiocco. Lungo il collo e sul petto è applicato il bordo, di solito di colore rosso e ricamato a punto croce con motivi di vario carattere. È un indumento usato dagli uomini, in origine quotidianamente, oggi nelle feste e negli appuntamenti importanti.
Giorgio Inaudi ne ripercorre la storia partendo dai documenti, dalle fotografie e dai dipinti d'epoca, dai cimeli e dai ricordi orali per compilare due secoli di evoluzione, fino ai nostri giorni. Donatella Taverna esamina tecniche, tipologie e simboli della confezione rilevandone la codificazione tardo settecentesca, inserita nelle rotte alpine, con connessioni interregionali e internazionali. In singole tavole a colori sono presentate le 50 maglie più significative, datate dal 1870 al 1999.
In chiusura è presentata una comunicazione di Claudio Santacroce con testimonianze sull’uso a Viù di maglie simili a quelle di Balme, dette corpòt, e la segnalazione del recente ritrovamento di una antica maglia, la prima di cui si venga a conoscenza, a Usseglio.
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